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Prime prove di vulnerabilità?

Dopo soli dieci giorni dal lancio il sistema di Nintendo Switch è stato violato con estrema facilità.
A farlo sarebbe stato una hacker “blasonato”, autore di diversi jailbreak e hack del firmware 1.76 di PlayStation 4, ovvero “Qwertyoruiop”.
Il noto hacker è riuscito praticamente a rimuovere il logo Nintendo e a sostituirlo con la parola “DONE”.

Switch

Pare gli sia bastato utilizzare un exploit pensato per dispositivi iOS  eliminandone però lo specifico codice per i dispositivi Apple.
A rendere vulnerabile Nintendo Switch è la presenza di un browser nascosto, “stanato” da molti utenti con estrema facilità, già nei primi giorni di lancio.
Questo primo tentativo di hacking non ha delle sensibili conseguenze per i fruitori medi di Nintendo Switch, ma apre le porte ad interessanti sviluppi per il mondo degli hacker, e allo stesso tempo disvela un’estrema vulnerabilità della console.

Sicuramente Nintendo prenderà  provvedimenti, grazie ad un tempestivo aggiornamento, ma questo crea un significativo precedente sul destino di Switch.

Non tutto il male vien per nuocere?

Tenendo ben a mente l‘illegalità di queste pratiche, può anche essere utile soffermarci sull’opportunità che rappresentano per i giocatori e per i produttori.
Che sia immorale o no, i giocatori sembrerebbero, ad una prima analisi, gli unici ad essere completamente avvantaggiati.
Definire i players come i principali responsabili  delle pratiche di hacking sembra comunque una conclusione superficiale.

Le console maggiormente hackerate infatti sono state anche quelle che, negli ultimi anni, hanno venduto di più.
Che i due dati siano collegati non è certo, ma sarebbe ingenuo fare semplicemente spallucce.
Credete forse che questo dato sia sfuggito ai grandi produttori?

Aver tenuto un browser che dovrebbe essere nascosto così poco celato e alla mercé non solo degli hackers, ma anche dei giocatori, non è propriamente una dimostrazione di puri intenti da parte di Nintendo.

E i piccoli produttori?

Potremmo quasi sospendere ogni giudizio e lasciarci trasportare dal sottile equilibrio della convenienza , se non fosse che in questa equazione manca un assoluto perdente: la produzione indie.
I giochi indiependenti sono spesso sottovalutati da molti, eppure non solo sono una fonte di reddito per i professionisti del settore, ma hanno dato vita, nel tempo, a dei veri gioiellini e hanno fatto emergere delle personalità creative, capaci di dare nuova linfa ad un settore sempre in cerca di nuovi stimoli.

“Bucare” i sistemi di una console, significa mettere in pericolo prima di tutto quella fetta d’industria.
Ci saranno sempre i collezionisti pronti ad accumulare i grandi titoli, mentre le produzioni indie saranno le prime ad essere sacrificate.
Anche le piccole case di produzione però sopravvivono grazie all’entrate e investono in funzioni di esse (strano ma vero).

Cosa fare?

Sorge spontaneo quindi chiedersi se interessarsi a questi sviluppi (ed anche scrivere articoli in proposito), sia opportuno.

In definitiva, probabilmente sì.

Informare rende i giocatori responsabili fino in fondo delle proprie scelte.
La pirateria inoltre è favorita e alimentata delle azioni di hacking, ma queste non volgono necessariamente solo in questa direzione.
Difatti concede ai produttori delle console (in questo caso a Nintendo), la possibilità di migliorare ed affinare il proprio prodotto e di rendere i propri servizi completi ed soddisfacenti per gli utenti.

Tutti noi dovremmo comunque ricordare che quello videoludico è un hobby costoso a fronte di costi di produzione alti.

Fruire gratuitamente di prodotti su cui altri hanno investito tempo e denaro non è solo illegale, ma anche immorale.

 

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