Ubisoft è riuscita a superarsi?

Far Cry 5 è uscito per tutti il 27 Marzo 2018 su PC, Xbox One e PS4 portando con se un polverone di dubbi e polemiche già da qualche mese prima del rilascio. Il nuovo titolo di Ubisoft è generalmente visto dalla community come la solita minestra, che mantiene la ricetta dei due precedenti capitoli ma modifica qualche ingrediente in quà e in là. Ma è davvero così? Far Cry 5 supera o no il suggestivo Far Cry 4 e il fantastico Far Cry 3? Scopriamolo assieme in questa recensione a cura di Gabriele Chirli.

Trama: ne vale la pena?

La trama di Far Cry 5 convince e coinvolge moltissimo. Essa, infatti, ci racconta la storia di Hope County, una piccola cittadina del Montana che viene sottomessa da una setta religiosa, capitanata dal “prescelto” Joseph Seed e dalla sua famiglia, che si impone sulla popolazione con la forza e la violenza tramite riti sacrificali, prigionie, stermini e quant’altro arrivando a comandare tutta l’economia e l’organizzazzione del luogo. Il dominio edenita su Hope County è dovuto anche all’assuefazione forzata di una nuova droga, il Gaudio, da parte degli adepti della setta.

Nel corso della nostra avventura non entreremo molto in contatto con “il Padre”, proclamato come il cattivone del gioco, ma avremo più problemi con i suoi fratelli, John, Jacob e Faith, i quali amministrano le tre regioni della mappa. Ogni fratello ha un background personale molto profondo e ben caratterizzato, con una storia propria ma con degli obbiettivi comuni quali il reclutamento di adepti per la setta (chiamati “edeniti”) e il contrastamento del protagonista che, anche questa volta, si rivela essere un nuovo arrivato che dovrà rivestire il ruolo di eroe e salvatore del luogo, come anche gli scorsi Far Cry presentano.

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La narrazione del gioco è molto solida anche se presenta alcune lacune concretizzate in missioni primarie e secodarie inutili e a solo scopo riempitivo, spesso fastidiose da svolgere ma necessarie per il proseguimento della storia e per l’avanzamento dei punti resistenza di una determinata area della mappa (tali possono essere la raccolta di pelli oppure la ricerca e distruzione di camion o barche nemiche e così via).

Un gameplay degno del titolo?

Il gioco ci offre una totale libertà d’azione per quanto riguarda le missioni, che potranno essere affrontate con un approccio stealth, facendoci portare a casa qualche bonus in più, oppure nella maniera totalmente opposta, sparando alla rinfusa e attirando l’attenzione di chiunque passi nel raggio di chilometri, facendoci però sprecare un’infinità di munizioni che verranno poi a costarci molto denaro.

Una nota negativa del gioco è l’intelligenza artificiale dei nemici che apparirà molto povera. I nemici, spesso, ci piomberanno addosso espondendo il loro corpo ai nostri colpi, non schiveranno in tempo granate od esplosivi da lancio simili, rendendoci le cose più facili, o più semplicemente si metteranno a correre di quà e di là per l’area del combattimento senza un senso, spesso alla rinfusa.

Il sistema di combattimento risulta, però, essere molto ben realizzato, con meccaniche già viste nei precedenti capitoli della serie, contando anche il realismo tattico che ci permetterà di uccidere i nemici più velocemente ma anche di morire con altrettanta velocità. Il tutto è reso più appagante grazie ad una immediatezza alla portata di tutti e più divertente grazie ad un ambiente sempre frenetico.

Ubisoft ha ascoltato molto la community durante le fasi di sviluppo del gioco ed ha finalmente deciso di eliminare le torri di sincronizzazione che con il tempo erano diventate molto noiose e ripetitive. Al posto di quest’ultime sono stati implementati i cosidetti altari: piccoli campanili, costruiti assieme ad un deposito di Gaudio, dove i fedeli si recheranno per lodare il Padre o costringere altri a farlo e che noi dovremmo distruggere per ottenere punti resistenza, utili per arrivare allo scontro con i luogotenenti di Joseph e liberare, quindi, la regione. Il meccanismo degli avamposti è stato mantenuto e non più di tanto modificato se non per il fatto che liberare questi ultimi consiste, spesso, in un’attività quasi fondamentale per il proseguimento dell’avventura e non più un passatempo secondario. La casa francese, per questo capitolo, ha anche optato per la rimozione della minimappa anche se non si è rivelata una mossa vincente. Il giocatore, infatti, si ritroverà in maggiore difficoltà durante la sua esperienza di gioco poiché, ogni poco, dovrà consultare la mappa di gioco per orientarsi al meglio. Ciò succede anche nella modalità co-op ove un giocatore dovrà fare da navigatore all’altro limitando la propria esperienza.

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Un importante tratto del gameplay è rappresentato dalla presenta dei roster, aiutanti comandabili attraverso un tasto, che possono essere i civili stessi che andremo a liberare nel corso del gioco o gli specialisti, ovvero persone o animali più forti che andremo a sbloccare grazie a delle apposite missioni. È vero però che spesso anche i roster avranno qualche deficit in quanto andranno a bloccarsi in certi punti, avranno difficoltà a seguirci, non ci rianimeranno in tempo o moriranno a loro volta nelle maniere più assurde, facendo di testa loro. Spesso questi ultimi andranno anche a farsi sgamare nelle fasi stealth attirando l’attenzione dei nemici e rovinando, quindi, tutto il piano.

La progressione del personaggio è controllabile grazie ad un sistema di abilità già visto e rivisto in numerosi altri titoli; le abilità in questione potranno essere sbloccate grazie a dei punti che otterremo dal completamento delle missioni (e quindi dall’avanzamento della storia) o dalla portata a termine di alcune sfide che il gioco ci propone. Anche l’avanzamento dei punti resistenza è molto semplice: essi si ottengono liberando avamposti, completando missioni primarie e secondarie, sottraendo e/o distruggendo proprietà in mano all’Eden’s Gate e salvando civili che troveremo per strada o in punti casuali della mappa. Riguardo a ciò possiamo dire che si tratta di un’attività molto ripetitiva e noiosa. Per la mappa, inoltre, troveremo fin troppi edeniti costringendoci a liberare l’area prima di potersi dedicare ad attività secondarie come pesca o caccia oppure alla semplice esplorazione del luogo. La personalizzazione del personaggio è ampia al punto giusto; avremo la possibilità (finalmente, aggiungerei) di scegliere il sesso, le caratteristiche facciali e gli abiti del novellino, giusto per non far apparire dei personaggi identici nella modalità co-op o arcade (come succedeva, invece, in Far Cry 4).

I veri punti forti del gioco

Inanzitutto ci ritroviamo davanti la possibilità di completare tutto il gioco con l’ausilio di un altro amico, grazie alla modalità co-op. Ciò comporta un’esperienza molto più divertente, invogliandoci a giocare sempre di più e a totalizzare un numero di ore elevatissimo, oltre al fatto che il proseguimento della campagna sarà più facile per tutti e due i giocatori regalando, comunque, un’esperienza di gioco quasi unica. Un problema però c’è. Infatti solamente l’host della partita potrà salvare i dati di gioco per quanto riguarda le missioni. A causa di ciò l’altro giocatore ritroverà la propria partita tutta da rifare creando non pochi giramenti di scatole.

Oltre a questo, da sottolineare, c’è la modalità arcade. Si tratta di una vera e propria esperienza multigiocatore affrontabile sempre in co-op oppure con altre persone, riuscendo così a formare squadre da 6 giocatori ciascuna. La modalità sarà attivabile sia dal menù principale del gioco sia da alcuni poster o cabinati presenti all’interno della mappa stessa. Da notare la presenza di un editor, dove sarà possibile creare mappe personalizzate da pubblicare sulla community o da utilizzare per divertirsi tra amici.

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Una qualità audio/video con pochissime sbavature

Il comparto grafico è ottimo considerando il vastissimo mondo che il gioco presenta e la grande quantità di vegetazione che presenta un popup trascurabile e quindi non fastidioso. Far Cry 5 fa il suo figurone sulle console e sui pc di massimo livello, come PS4 Pro o Xbox One X, con un framerate stabile. Anche le animazioni, facciali e non, non sembrano dare problemi e sono realizzate, anzi, con molta cura.

Il comparto audio è ben vasto e caratteristico. Esso infatti presenta brani inediti, per quanto riguarda cutscenes e menù di gioco, e canzoni appartenenti al rock/folk tipico della zona, che potremo ascoltare in macchina tramite la radio che potrà essere ampliata (in fatto di quantità di canzoni, ovviamente) grazie ad un’apposita missione. Anche i suoni ambientali sono stati ben realizzati. Il doppiaggio non presenta moltissime imperfezioni; è più che altro il montaggio dei dialoghi che spesso ne risente. Infatti a volte, mentre parliamo con un png, capiterà che questo si interrompa a causa di qualche esplosione, sparo o comunque avvenimento “eclatante” che lo faccia gridare o spaventare, per poi riprendere tranquillamente il discorso.

Anche in questo gioco (come in tutti d’altronde) sono presenti moltissimi bug che però non vanno a rompere il gioco, bloccando le quest o quant’altro, ma si prestano a creare solamente situazioni esileranti che comunque (in un certo senso) migliorano l’esperienza.

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In conclusione…

Possiamo dire che sì, in generale Far Cry 5 è un pò il modello dei precedenti Far Cry, ma ciò non è un male; dopotutto se una cosa funziona, perché non riutilizzarla? Far Cry 5 è un titolo ben realizzato, Ubisoft con questo capitolo ha fatto centro e mi ha appassionato moltissimo tanto che mi invoglia ogni giorno a giocarci sempre di più e mi spinge a platinarlo. Secondo il mio parere il gioco supera Far Cry 4 e quasi eguaglia il terzo capitolo (sicuramente Joseph è migliore di Pagan ma non certo di Vaas).

Piccola nota sul platino del gioco: tutti i trofei che riguardano le missioni principali sono sbloccabili SOLAMENTE in modalità giocatore singolo.

Voto conclusivo: 8.5/10