Splatoon e l’hacking: un’ombra che cala su Splatoon2?

Pochi giorni fa, come tutti sappiamo, l’hacker qwertyoruiop ha dimostrato vulnerabilità del sistema di Switch,
A causa di questo evento un terrore pernicioso si è impossessato d moltissimi giocatori di Splatoon.
Il problema, a detta degli stessi novelli untori, sarebbe il probabile utilizzo di hack anche sul sequel dell’amato sparatutto.
Per chi non lo sapesse, lo scorso anno sono stati sviluppati dagli stessi utenti diversi metodi di hacking per  Splatoon.


Dapprima gli stessi player hanno sviluppato programmi di gear editing, per poi azzardarsi a modificare impostazioni vitali del gioco.
A seguito dell’accaduto sono iniziati a fiorire centinaia di video dimostrativi eloquenti e chiari.
Contemporaneamente sono aumentati anche gli avvistamenti di “giocatori hacker”, tanto da far divampare il panico.
Proprio a seguito di questa caotica querelle, i fautori della teoria del complotto hanno dato “l’estrema unzione” al titolo.
Ora, per i medesimi motivi, molti ne stanno preparando le esequie, prima ancora di avere le “spoglie di Splatoon2” fra le mani.
Conviene mettere un po’ d’ordine.

Premetto che a scrivere è una giocatrice che possiede Splatoon dal day one e ha vissuto la tribolata community Italiana (e non solo), dal principio.

Il “Save Scumming”.

Sin dai primi mesi i giocatori hanno elaborato un metodo che formalmente non è riconosciuto come hack: il “save scumming”.

Invero il save scumming facilita in innumerevoli modi gli astuti utilizzatori:

Difatti consiste nel salvare l’ultimo salvataggio in un’unità esterna (memoria esterna, o la più gradita chiavetta usb), per poi proseguire la sessione di gioco.
Nel caso i risultati in game si rivelassero insoddisfacenti, basterebbe tornare al salvataggio precedente, sacrificando così solo il proprio tempo.
Ovviamente l’utilizzo di questa pratica è davvero ampio e va dal favorire il rolling dei gear presso l’odiato Richie (eliminando i tentativi sfortunati), al salvare solo le partite vinte nelle partite pro, raggiungendo presto il rank più alto (s+99).

La pratica si è talmente diffusa da meritare una propria pagina nella famosa “Inkipedia”.

hacking

Ad onor del vero, i pochi giocatori che hanno ammesso di averne fatto uso, si sono giustificati dicendo di essere stati costretti, dalla precarietà dei server, ad utilizzare i salvataggi per non perdere dei punti nelle partite pro ingiustamente.

Un “soddisfatti o rimborsati” fatto in casa, per intenderci.

Vero o falso che sia, la messa in accusa di ogni singolo giocatore con un rango perfetto o gear stupendi è una polemica sterile e nient’altro.

Splathax e l’inizio dell’era dell’hacking.

Ci hanno pensato dei players giapponesi a modificare questa routine e a dare una sferzata alla “caccia alle streghe” della community.
Ai giocatori del Sol Levante si deve infatti lo sviluppo di un programma capace di perfezionare i gear in maniera quasi istantanea.
Questo programma, conosciuto come “Splathax”, ha dato avvio alla stagione dall’hacking selvaggio, aprendo le porte ad ogni sorta di modifica.

hacking

Potrebbe sembrare complesso, ma in verità gli aspiranti programmatori sono stati favoriti dal fiorire di guide e video esemplificativi, davvero ovunque sul web.
Le ambizioni più astruse sono poi state realizzate da numerosi altri programmi, tra cui spicca “Splataio”.

 Quest’ultimo, dotato di molte più funzionalità rispetto a Splathax, ha sdoganato definitivamente ogni forma di hacking, rendendolo alla portata di tutti.

hacking  hacking

La radice del problema.

La storia di Splatoon quindi è stata sempre caratterizzata dai tentativi fatti dagli utenti di modificare il gioco.
Probabilmente a rendere impellente questo desiderio è stata la stessa formula con cui lo sparatutto è sviluppato.

Mi riferisco, in particolare ma non solo, alla necessità di completare le abilità  attraverso il rolling.
Infatti in condizioni normali probabilmente, ad oggi, nessuno avrebbe completato tutti gli abiti e gli accessori con triple o quadruple, comode per il giocatore medio e decisive per il competitivo.
Dopo questa affrettata ricostruzione le preoccupazioni di molti giocatori sembrerebbero giustificate poiché, salvo cambiamenti decisivi strutturali, e alla luce della vulnerabilità del browser di Switch, il destino di Splatoon2 sembra segnato.

Le pratiche di hacking quanto hanno davvero influenzato Splatoon?

Eppure, resta un’ultima analisi: quanto queste pratiche hanno influenzano e influenzano la vita degli giocatori di Splatoon?

Probabilmente meno di quanto si pensi, sempre che se ne pensi qualcosa.
In verità, la maggior parte dei player, non conosce questi metodi e questo basta a far comprendere che la situazione non è così tragica come può sembrare.
Tacciare tutti i giocatori che sono all’oscuro di superficialità o ingenuità è pura presunzione.

Bisogna semplicemente accettare che buona parte dei player non sono coscientemente influenzati da questo.
Piuttosto dobbiamo chiederci: non sapendolo, quanto questo peggiora l’esperienza di gioco dei giocatori ignari?
Salvo casi di cheat strutturali (che chiunque noterebbe), è evidente che la mancata consapevolezza consacra l’inutilità della domanda.
Come si può misurare la percentuale di insoddisfazione che dipende dal save scumming altrui o dal gear editing?

E non magari dal lag, dal match making o da innumerevoli altri fattori?

Una missione impossibile, appunto.

E i giocatori competitivi?

La sostanziosa maggioranza dei player competitivi ha editato i gear e la sparuta minoranza ha scelto scientemente di non farlo.
I giocatori sono così silenziosamente in combutta che gli organizzatori dei tornei non si preoccupano più di verificare la mancanza di hacking.
Anzi, in alcuni casi, come nel recente “Inkstorm”  hanno specificato nel regolamento che il “gear editing” è accettato, mentre il resto no.
Una scelta coraggiosa, non per i contenuti, già tacitamente condivisi dalla comunità, ma per la modalità con cui è stata annunciata.

 Splatoon2

Questione chiusa dunque?

I puristi devono arrendersi e devono solo sperare che questi metodi illeciti non arrivino all’orecchio dei più?

Ovviamente no.

Oltre a possedere dalla loro il baluardo supremo della “vigilanza Nintendo” ,che ha già bannato diversi account incriminati, hanno il l’anatema della “segnalazione” dalla loro.
La sfida sembra quindi riservare ancora molti colpi di scena, ed il finale non è per nulla scontato.
Molto dipende dalla difese del sistema di Switch, dalla durezza delle politiche di Nintendo e, ovviamente, dalle scelte dei singoli utenti.
Quest’ultime saranno probabilmente decisive. 

In definitiva, quali che siano queste scelte, è prematuro dubitare del livello e della qualità del gioco in Splatoon2.

Sarà responsabilità di tutti non distruggere l’esperienza altrui con modifiche sensibili e indiscriminate o con allarmismi inutili e irrazionali.

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