Il 2018 sarà l’anno di The Last of Us II?

Intanto Niel Druckmann ci parla delle fonti sue di ispirazione per il progetto The Last of Us

Avevamo già parlato in passato della possibilità che The Last of Us II (uno dei titoli più attesi di questi anni) sia di uscita prossima, più specificatamente che il gioco esca nel 2018. Già avevamo parlato del post di Playstation Sweden (ritenuto una fonte non confermata siccome ha fatto “cilecca” svariate volte) che vi riportiamo in pagina ma che vi invitiamo ad andare a recuperare al sopracitato link. Dovremo comunque aspettare l’E3 per saperlo.

Nel frattempo il director di The Last of Us è stato uno dei protagonisti del DICE e in una intervista con il regista Dan Trachtenberg ci racconta quali sono state le sue fonti d’ispirazione nella creazione del progetto The Last of Us.

Sono stato particolarmente attratto dai giochi narrativi come Monkey Island e i giochi Sierra” ha detto Druckmann “Ricordo di essere stato spiazzato da Half-Life.

Durante la sessione Druckmann ha anche parlato del suo attuale progetto “The Last of Us II” per Playstation 4. Niel ha infatti accennato al fatto che i dialoghi del gioco si ispirino alla serie TV Channel 4 e Netflix “The End of the Fu****g World.”

Inizialmente Druckmann iniziò a lavorare per Naughty Dog come programmatore del platform Jak 3 per Playstation 2, ma si è in seguito spostato sul progetto Uncharted che, infatti, era ed è tutt’ora un’opera che si basava molto sulla narrativa (come piace a Niel). Questo passaggio il director di The Last of Us II lo descrive come un sogno che si avvera:

Eravamo uno studio che sapeva fare dei giochi action con delle mascotte cartoonesche. E poi all’improvviso ci siamo ritrovati a raccontare storie su un personaggio che non indossava un abito folle. Riuscire a cavarsela e aiutare a modellare questa storia è stato un sogno. Con Jak e Daxter dicevamo tipo ‘Ottimo, ora lui può cavalcare un razzo. Vediamo come può inserirsi nella storia’. Ora, invece, siamo più interessati alle motivazioni del personaggio.

Il suo prossimo “level-up” in carriera arriva proprio con The Last of Us, nel 2013; gioco di ambientazione post-apocalittica nella quale dovremo salvare noi e chi ci circonda dagli zombie. Druckmann ci spiega com’è nato il gioco:

Nessuno di questi giochi derivava da una sola idea. Ma da tante idee provenienti da persone diverse. Molte delle premesse si basavano su uno dei miei progetti studenteschi falliti, su un uomo e una donna in un mondo di zombi. In seguito ho continuato a lavorarci. Stavo lavorando sul reboot di Jak e Daxter, quando il team decise di intraprendere una strada diversa. Chiedemmo alla compagnia se potessimo realizzare qualcosa di diverso. Abbiamo iniziato a parlare e in seguito a sviluppare i personaggi attraverso il gameplay, e il tutto cresceva evolvendosi in quello che oggi è The Last of Us. Il genere di gameplay e il genere di narrazione non sono sempre la stessa cosa.

The Last of Us è infatti uno shooter action, ma la narrazione presenta una storia che parla di protezione, tutela. Quindi abbiamo provato a capire come sovvertire la struttura classica di quei generi per creare qualcosa di interessante.

Che ne pensate di ciò che avete letto? Attendete anche voi The Last of Us II?

Fonte: Polygon

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